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I parrucchieri e l’inglese

Inglese-parrucchieri

Per essere al passo con i tempi, non si può fare a meno di conoscere l’inglese. Vale anche per gli acconciatori?


I giornalisti, soprattutto quelli che si occupano di moda e bellezza, vengono spesso “accusati” di inserire nei loro articoli troppi termini stranieri, soprattutto inglesi.

A loro/nostra discolpa va osservato che alcune parole o modi di dire, nati in lingua anglosassone, non hanno davvero una traduzione fedele in italiano o, se ce l’hanno, non assicura lo stesso impatto concettuale e la medesima piacevolezza.

Vuoi mettere, solo per fare un esempio, utilizzare “fanatico” invece di “addicted”? C’è una bella differenza... Oppure “pulito” ed essenziale (parlando di acconciatura) per non ricorrere al più armonioso “clean”? Anche “attrazione” e “appeal” non hanno di sicuro per chi ascolta o legge lo stesso... appeal. Che dire poi di “background” che, tradotto in italiano, offre parecchie opzioni: retroterra, sfondo, antefatto. Tutte alterano in qualche modo il significato che normalmente gli attribuiamo di “precedente percorso professionale o formativo di una persona”.

Bisogna anche aggiungere che i termini stranieri servono ormai, tanto a chi scrive quanto a chi parla, come sinonimi entrati nella nostra comunicazione verbale quotidiana. Ormai sono molti gli hairstylist che con l’inglese (e magari non solo) hanno un rapporto strettissimo. Ne presentiamo quattro: esempi “virtuosi” che possono stimolare i colleghi non ancora “english expert” a seguirne le orme, traendone vantaggi diversi, a seconda dell’impostazione della loro attività.

Yes... We can!

Da sempre protagonista del mondo fashion con indimenticabili servizi fotografici per le più prestigiose testate femminili, Pier Giuseppe Moroni, testimonial Wella Professionals, deve in buona parte il suo successo a uno spirito particolarmente eclettico. Pittore, esteta, viaggiatore, fin dagli anni ’90 ha sentito l’esigenza di approfondire la propria conoscenza scolastica della lingua inglese attraverso il metodo Shenker, che lui stesso definisce severissimo. “In quel periodo - racconta - viaggiavo continuamente per lavori di moda e collaboravo con professionisti provenienti da ogni parte del mondo. La conoscenza dell’inglese - e anche dell’americano, conquistata vivendo a lungo a New York - mi ha permesso di sentirmi sempre parte integrante del gruppo”.

“Così, più parlavo e più imparavo. Solo pochi giorni fa, mi trovavo su un set americano dove tutti, indipendentemente dal loro Paese di origine, si esprimevano in inglese. Questa è ormai la lingua universale dalla quale non si può prescindere se si vuole essere connessi con il mondo e con le persone che lo abitano... Persino a Parigi, in Germania, in Giappone viene abitualmente utilizzata con gli stranieri”.

“Devo aggiungere che anche quando torno nel mio salone milanese, da sempre punto fermo della mia attività, non mancano le occasioni di comunicare in inglese con la clientela non italiana. Tuttavia, da quando vado meno frequentemente a Parigi, sento una nuova esigenza: studiare a fondo il francese, che conosco approssimativamente, per ampliare la mia cultura personale. Di sicuro anche questa sarà un’avventura affascinante”.

All’hairstylist romano Lino Sorrentino, partner Matrix, non bastava aver conseguito la maturità classica e la laurea in Scienze del Servizio Sociale. La passione per i viaggi, la voglia di conoscere tecniche di lavoro anche fuori dal nostro Paese e di misurarsi con le più svariate realtà professionali lo ha spinto, fin da giovanissimo, a seguire corsi d’inglese, spagnolo e per un breve periodo anche di francese. “Proprio a questa conoscenza delle lingue straniere e in particolare dell’inglese - spiega - devo l’opportunità di aver lavorato molto all’estero e, di recente, anche negli Emirati Arabi per eventi privati e matrimoni”.

Ma c’è di più. “Durante un viaggio a New York, ho visitato un multi store dove in un unico spazio convivevano diverse realtà come la ristorazione, l'arredamento e un salone di parrucchiere: di qui, nel 2005, è nata l’ispirazione per strutturare Artemis & Beauty, ambient che coniuga la mia passione per l'arredo design e l'arte e l'attività di parrucchiere”.

Qualche aneddoto sfizioso vissuto alla Mostra del Cinema di Venezia o alle sfilate romane?

“Con una delle protagoniste della serie Devious Maids - Panni sporchi a Beverly Hills, la splendida latino-americana Edy Ganem, abbiamo parlato inglese e spagnolo allo stesso tempo in modo del tutto naturale. Come... ‘Good evening, como quiere le hace el pelo for the red carpet?’ In quell’occasione credo di aver capito il senso dello ‘spanglish’, un mix di inglese e spagnolo parlato soprattutto al confine tra Messico e Stati Uniti, ma anche a New York e dai cubani a Miami”.

Appassionato delle lingue straniere fin dai tempi della scuola, il direttore artistico di Class e stilista L’Oréal Professionnel Luigi Neri attribuisce alla loro conoscenza numerosi plus: “Ad esempio, permettono di comunicare con persone che hanno un vissuto diverso dal nostro ed è interessante notare come la struttura di una lingua influenzi anche il modo di fare e di comportarsi. Di sicuro la mia prima trasferta a Londra non ha brillato sotto questo profilo: quasi nessuno riusciva a comprendere il mio inglese ‘maccheronico’. È stata la moglie africana di un mio zio, che non conosceva l’italiano ma sapeva benissimo l’inglese, a insegnarmi la giusta pronuncia dei vocaboli e a stimolare in me la voglia di saperne di più”.

Oggi non mi posso dire padrone della lingua, ma ritengo di avere gli strumenti consoni al mio compito: analizzare e approfondire le tendenze accedendo agli input che provengono da tutto il mondo in ‘globish’ (ndr. versione semplificata dell'inglese che si prefigge di usarne solo i termini e le frasi più comuni). Anche in salone si presentano frequenti occasioni di utilizzare l’inglese, se si tiene contro che a Prato abbiamo ben tre Università straniere (australiana, americana e araba)”.

Sappiamo che Luigi conosce anche lo spagnolo. “Sì, ed è tutto merito del flamenco che ho studiato per due anni. Il calore di questa lingua parlata dalla mia insegnante di danza mi ha illuso che fosse facile impararla, ma non è affatto così. Posso comunque affermare che la mia carriera deve molto, sotto tutti gli aspetti, alla possibilità di comunicare anche con chi non è italiano”.

Del tutto particolare il percorso di Christian Mietto. Oggi ambasciatore L’Oréal Professionnel e titolare del salone Atelier Rame, il giovane acconciatore vicentino è infatti laureato in Lingue Orientali. “Non che il ‘pezzo di carta’ abbia un valore in sé - precisa Christian - ma di sicuro leggere, studiare e mantenere la mente allenata e aperta rappresenta una buona base dell'evoluzione personale e professionale.

Si è quindi maggiormente predisposti anche all’apprendimento dell’inglese, che diventa di giorno in giorno più importante nel mondo della bellezza. In salone lo uso spesso con la clientela americana (a Vicenza abbiamo due basi USA) e lo ritengo utile per l'auto-formazione tramite format web, spesso erogati in inglese”.

Conosce qualche altra lingua occidentale?

Avendo vissuto quasi quattro anni a Parigi, il francese è per me un po' una seconda lingua. Inoltre il mio salone è frequentato da un piccolo gruppo di clienti francofone, con le quali mi diverto a conversare in francese.

È vero, come spesso si sente dire, che ancora pochi acconciatori conoscono l'inglese? Quale consiglio darebbe?

Le nuove leve del nostro settore hanno almeno un'infarinatura linguistica data dagli studi ma soprattutto dall’appartenere a una generazione multimediale, social e connessa, che quindi non può prescindere dall'inglese. Per loro il consiglio è semplice: lanciarsi e frequentare corsi o stage all'estero. Per i miei colleghi più âgé lo sforzo è maggiore, ma quelli veramente motivati troveranno in questo nuovo approccio emozioni, entusiasmo e ispirazioni tali da far dimenticare la fatica.

Formazione all’estero

A questo punto viene da chiedersi: come possono gli acconciatori che non conoscono l’inglese partecipare ai tanti incontri di aggiornamento all’estero di cui si dimostrano ghiotti? Risponde Sergio Carlucci, direttore Toni&Guy Italia. “Per quanto riguarda il nostro brand, chi desidera trarre il massimo beneficio da un corso presso l’Academy di Londra può ingaggiare uno dei traduttori messi a disposizione dalla struttura stessa. Quando invece svolgiamo in Italia sessioni in inglese, siamo noi ad occuparci di fornire la traduzione in diretta. Va detto che è necessario servirsi di traduttori esperti nel nostro universo, per avere la certezza che il messaggio venga trasmesso fedelmente”.

“Un’altra possibilità - e questa vale per tutte le trasferte education, a qualsiasi brand facciano riferimento - è comporre un piccolo gruppo di partecipanti, all’interno del quale almeno una persona comprende e sa parlare perfettamente l’inglese: una soluzione molto utile soprattutto nei momenti ‘look & learn’, meno per quelli di esercitazioni pratiche durante le quali si è più isolati. Sconsigliabile, infine, confidare sulla propria capacità di assorbire i contenuti erogati solo in base alla gestualità del trainer che sta sul palco: troppi i dettagli tecnici che possono sfuggire”.

Tags: inglese acconciatori formazione

Pubblicato il 23.06.2017

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