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Pretty, please

Pretty, please

Una riflessione sulla condizione femminile alleggerita da humour e ironia. È l'ultimo progetto fotografico di Allison Morris.


A volte basta una virgola per cambiare un’intera visione della realtà. Come nel caso di Pretty, please, l’ultimo progetto fotografico della canadese Allison Morris. Che in un titolo così breve condensa numerosi riferimenti. L’espressione pretty please (senza virgola) in inglese è usata per indicare un “per favore” ancora più gentile, un “super per favore” cui proprio non si può dire di no. Se fra queste due parole mettiamo una virgola ecco che tutto cambia. Al contrario dell’apostrofo che unisce, la virgola separa e trasforma la gentile richiesta in un ordine piuttosto secco, traducibile con un “Sii carina, per favore!”.

Allison gioca su questa ambivalenza e, con scatti garbati che non mancano di senso dell’umorismo, ci svela nel desiderio delle donne di piacere ed essere belle una costrizione indotta dalla società verso un ideale di femminilità perbene, precotta e ormai antiquata.

Eccola dunque protagonista di una serie di autoritratti – o selfie, come si definiscono nella versione 2.0 – dove oggetti tipicamente associati alla figura femminile perdono il loro senso riconosciuto e si rivelano in tutta la loro assurdità. Nella loro presenza ridondante esprimono la pressione che soffoca la personalità: una treccia invadente, ciglia finta e mollette a ripetizione, orecchini che opprimono.

Nell’uso dell'autoritratto Allison sembra elaborare l’eredità concettuale di un’altra grande fotografa di vocazione femminista, Cindy Sherman, e interpretarla con una maggiore leggerezza di forma, sebbene non di sostanza. Allison Morris infatti, non è nuova ai temi riguardanti la condizione femminile che, anzi, costituisce uno dei capisaldi del suo lavoro sino ad oggi. Tramite i suoi scatti esplora i confini di concetti quali bellezza, giovinezza e identità in un’ottica femminista.

Da segnalare il suo precedente lavoro, Postcards, in cui Allison riprende ritratti vintage e scrive slogan che meditano sulla condizione per nulla progredita della donna in certi ambiti: il mancato riconoscimento economico per la professione svolta, la costrizione a matrimoni combinati, il rischio ancora alto di subire violenze. La scelta di Allison è quella di riderci su, dimostrando acutezza di spirito e, per certi versi, un ottimismo di fondo che vuole confidare in una donna futura più consapevole.

I lavori di Allison Morris possono essere sfogliati anche sul suo sito www.allisonmorris.ca e su Instagram (@allymorr).

Tags: allison morris inspiration

Pubblicato il 01.01.2017

Pretty, please

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